L’importanza di studi e ricerche sull’emigrazione friulana in Argentina.
(intervento di Abele Matiussi al XII Congresso
delle Società Friulane dell’America Latina)
Sull’emigrazione friulana in Argentina in verità non si sono mai fatti studi e ricerche onde ottenere e conservare l’imp egno di ciò che potrebbe essere testimonianza dell’apporto dato prima dell’emigrazione organizzata e tutelata dall’autorità argentine e poi quali furono le vicende dell’emigrazione libera che si sparse in questo immenso paese.
Dell’emigrazione le genti friulane hanno conosciuto e conoscono la dolorosa esperienza. Ma il friulano possiede la virtù di saper superare le difficoltà anche nelle brutte vicende. Il friulano possiede doti di fratellanza che gli permettono di inserirsi con vero spirito di adattamento nella vita del paese nonostante le condizioni umane diverse.
Lo Zanin nel suo volume Friuli emigrante ci afferma che la cosiddetta emigrazione temporanea conta secoli di storia.
Nel l876 partirono ben venticinquemila emigranti verso l’Argentina, per poi raggiungere intorno al l880 la cifra di ottantamila, cioè il l3% della popolazione del Friuli.
Sull’emigrazione verso l’Argentina ci dà notizie monsignor Ridolfi nel suo opuscolo "Friulani d’Argentina", dove sostiene che nel biennio l877-l879 emigrarono in Argentina ben seicento famiglie friulane.
Possiamo ricordare con un senso di simpatia che in quei poveri paesi più numeroso fu l’esodo nei giorni precedenti alla partenza degli emigranti, questi facevano il giro delle famiglie per congedarsi dai loro compaesani. Quando partivano tutta la popolazione si riversava nelle vie per l’ultimo addio, mentre dall’alto del campanile i mesti rintocchi della campana donavano alla commovente scena un senso di pubblica commozione.
Cosí diceva monsignor Ridolfi. Tanti e tanti di noi ricordano le sventure, le peripezie che subirono le generazioni dei nostri nonni nella loro vita di emigranti verso i centri europei. Ricordo mia nonna che ogni volta che ci portava a letto, passando davanti alla finestra, ci indicava le colline, le Prealpi dicendoci che più in là si trovava il nostro nonno o il nostro babbo lontano oltre ai monti, asciugandosi le lacrime.Quante spose, quante mamme rimanevano in casa accanto alla famiglia e rivolgevano il loro pensiero, il loro sguardo verso le Alpi con una preghiera ai loro cari emigranti.
Nel libro "Nozze di ieri nel Friuli" così si dice della donna friulana "L’umile donna friulana ha conosciuto e conosce inverni rigidi, strade deserte, poche primavere gonfie di germogli ed estati cariche di frutti d’oro, ma ha saputo e sa realizzare se stessa, rivelando in ogni tempo una gran capacità di ottenere con pazienza e fiducia in Dio, con sacrificio ed amore per divenire così estremamente ricca e, tutto quello che essa dona, scaturisce dal suo intimo valore, la sua pace il senso del tempo e delle tenebre perché la sua ricchezza non è l’essere amata, ma l’amare, questa è la donna friulana"
Sull’emigrazione in Argentina, sarebbe nostra intenzione approfondire di più le ricerche per conoscere non solo le grandi opere che hanno saputo realizzare ma anche la vita degli umili emigranti che sono sparsi nella mia immagine; quanti hanno visto cadere le loro aspirazioni al successo, quanto sudore, energie e anche sangue hanno dato senza ricompensa ne riconoscenza. Ecco perché vogliamo approfondire le ricerche fino alle radici delle prime emigrazioni a quelle attuali per avere informazioni che ci diano testimonianza della loro opera.
Secondo le informazioni che abbiamo raccolto sulle prime emigrazioni dei friulani essi facevano delle riunioni, degli incontri tra familiari, tra amici per incoraggiarsi a vicenda e trovare sollievo e mitigare la sofferenza del distacco dai loro cari lasciati nel lontano Friuli e c’era anche la bruciante nostalgia che tormentava le loro anime, che determinarono la necessità di convivere se non altro in alcune ore della vita quotidiana. In quanto alle così chiamate emigrazioni libere che sono posteriori a quelle già accennate, abbiamo notizie più precise.
Sappiamo che si riunivano tra compaesani già emigrati nei paesi centro-europei forse reminiscenze di emigrazioni stagionali come in Germania, in Francia, in Ungheria, ecc.
Il grande flusso emigratorio avvenne durante il decennio che precedette la prima guerra mondiale e specialmente al termine della stessa. Ma ci fu anche una grande massa al termine della seconda guerra mondiale sebbene l’emigrazione del dopo guerra sia stata più numerosa durante il decennio che seguì la prima guerra. Si provocarono incontri tanto numerosi e tanto frequenti da far sorgere la necessità di creare una istituzione, "un fogolar". Cosí nacque la famiglia friulana di BuenoAires, così via, via si fondarono i nostri "fogolar" che operano in tutta la Repubblica.
Gli incontri fra le nostre istituzioni, fra i nostri dirigenti, crearono un clima propizio per un’unione più stretta; poi è sorta la necessità di creare un organismo che oltretutto promuovese incontri nell’arco generale che organizzasse un programma di visite tra i vari "fogolar". Fu così che nel l954 si creò la federazione delle società friulane, un ente che oggi riunisce ventiquattro istituzioni tutti i "fogolars" della Repubblica.
Quanti sono i friulani attualmente in Argentina? E quanti sono i discendenti dei friulani? E’ nostra intenzione intensificare le ricerche di dati, di fatti, di statistiche, onde ottenere i documenti in base ai quali conoscere concretamente la vita degli emigrati in Argentina.
Già contiamo pubblicazioni che danno testimonianza della presenza del friulani. Come per esempio, la storia di Colonia Caroya, un documento privato sull’emigrazione italiana in Argentina scritto e pubblicato in base al diario friulano di un emigrante di Colonia Caroya. Sono state pubblicate le ricerche sulla vita iniziale di quella città, sulle fatiche dei friulani che ne furono i fondatori.
Abbiamo dato dei brevi cenni sulla vita dell’emigrante friulano che potrebbero costituire anche delle fonti d’interesse per la storia. Ci siamo chiesti veramente se si è fatto qualcosa di impegnativo. Una commissione di studi e di ricerche sull’emigrazione friulana è stata creata e speriamo che incominci a lavorare intensamente ed ottenga buoni risultati. Una successiva commissione avrà come obiettivo la raccolta dei documenti onde evitare che essi vengano perduti e dispersi.
Fra i doveri e le attribuzioni della commissione, ci sará quello di predisporre la creazione di musei come già esiste a Resistencia dove sono raccolti cimeli interessantissimi sui fondatori di quella città.
La Commissione dovrà certamente prendere contatti con le altre fonti, cioè con quelle esistenti in Friuli, giacché indubbiamente solo indizi che potrebbero ricavarsi dalle indagini nelle fonti di origine ci permetteranno di ottenere informazioni e documenti di interesse per la vita di migliaia e migliaia di emigranti. Con certezza possiamo affermare che esistono delle documentazioni che riguardano le emigrazioni presso gli archivi dei comuni, della parrocchia e infine presso tutti gli enti che si occupano dei problemi derivanti da fenomeni emigratori. Si tratta di un lavoro di ricerca che comporterà anni di fatica. Se questo lavoro fosse stato iniziato prima potremmo contare su elementi oggi introvabili che sarebbero una testimonianza documentata dell’emigrazione friulana in questo nobile e grande paese.

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